Edenrion - Capitolo 5: I Cinque

Edenrion – Capitolo 5: I Cinque

La prima cosa che veniva da pensare una volta messo piede sull’aeronave era se effettivamente quella cosa potesse spiccare il volo.
A differenza delle altre aeronavi, che non erano altro che delle vere e proprie navi montate sopra o sotto a enormi palloni aerostatici smossi da eliche e sbuffi di vapore
, la Queen Guêpière era un ammasso di metallo, tubi e meccanismi in un aerodinamico corpo dalla forma minimamente navale per garantire l’eventuale atterraggio in mare in caso di necessità.

Conteneva in tutto tre scompartimenti dei quali solo uno era adibito all’equipaggio, ovvero la plancia di comando che era un tutt’uno con l’alloggio passeggeri.
Tramite una scaletta a pioli si poteva accedere alla stiva che si trovava immediatamente sotto alla plancia e che era molto più grande di quello che da fuori potesse sembrare, tanto che Moldrek era riuscito a ricavarne una stanza singola e isolata per il contenimento degli oggetti preziosi, dei ricordi e una sorta di latrina utilizzata sopratutto per gli incarichi a lungo termine che prevedevano la permanenza sull’aeronave.
Quest’ultima però aveva un
difetto: lo scarico infatti avveniva indipendentemente dalla nave e più di una volta successe che lo scarico si attivasse mentre si trovavano in volo sopra qualche città.
Moldrek aveva provato più volte a convincere Kerasim che la cosa non era accettabile
: ne andava del loro buon nome e secondo lui avrebbe dovuto farla controllare da qualcuno che se ne intendesse più di lei.
La ragazza gli aveva riso in faccia di gran gusto a tale richiesta. Non voleva altri meccanici oltre a lei sulla sua nave per paura che potessero in qualche modo copiargli i meccanismi di volo e quindi perdere l’esclusiva su un tale gioiellino.
Sotto la stiva, nell’area formata dallo scafo era stata spostata la sala motori, un luogo angusto, stretto e
accessibile soltanto da una botola che si trovava attualmente sotto una grande cassa di legno.
Solo Kerasim poteva accedervi e reagiva abbastanza violentemente quando
, sin dalle prime volte, Moldrek anche solo provava a sforarne il confine da lei delimitato; rispondendo alle varie domande fatto a riguardo con violenza e una frase sola:
– Solo io posso vedere le intimità alla mia piccolina-
Considerando che fino ad allora non avevano avuto nessun problema con i motori, il ragazzo aveva deciso di rispettare i suoi voleri senza dire niente in aggiunta, era comunque una meccanica modesta.
All’esterno, l’aeronave aveva su entrambe le fiancate e sul portellone a poppa, dei disegni effettuati con un pirografo da Kerasim in persona.
I disegni in questione non erano altro che il simbolo e il nome dell’aeronave, due sensuali gambe femminili con tacchi avvolte da calze a rete stavano a sedere accavallate sulla fossa formata dalle parti tonde di un cuore stilizzato.
Parte di questo cuore era stato cancellato per poterci scrivere il nome Queen Gu
êpière in due righe una sottostante all’altra.
Il perché di tale nome rimaneva tutt’ora un segreto nella mente di Kerasim, un segreto che non era stato svelato nemmeno a Moldrek che ogni tanto tornava a interrogarsi su quel nome e su quei disegni per poi lasciar perdere.
Le eliche che permettevano il volo erano in tutto
dieci: otto stabilizzatrici sullo scafo protette da grate, che in viaggio venivano inclinate per aumentare o diminuire la velocità e due maggiori, decisamente più grosse delle altre, montate al centro delle ali che si sviluppavano dal centro del corpo dell’aeronave; quest’ultime avevano una libertà di movimento di trecentosessanta gradi in qualsiasi direzione dovendo essere quelle che permettevano all’aeronave di virare a destra e a sinistra .
Veniva pilotata attraverso due cloche, che rispettivamente controllavano la direzione e l’altitudine; in più una serie di manopole e pulsanti controllava l’emissione e l’afflusso di vapore ai motori e quindi alle ventole sottostanti permettendo di accelerare e decelerare a piacere del pilota.
Era una gran bella nave nonostante fosse piccola rispetto alle altre
. In più era molto più comoda e non pagava nemmeno troppo per l’occupazione degli hangar dei vari aeroporti.
I richiami arcani di Moldrek avevano reso il metallo più fine facendogli mantenere però la durezza e il peso originale;
aveva poi creato un portellone vicino alla plancia con tanto di scala per salire, semplificando e velocizzando l’entrata e l’uscita senza dover per forza aprire ogni volta il portellone posteriore.

Erano arrivati a Bard’s Peak appena sorto il sole, dopo un breve rifornimento di carburante nel piccolo avioporto di Gran Basalto.
Appena scesi Moldrek e Kerasim videro che nell’hangar dove erano soliti atterrare un gruppo di cinque persone vestite con lunghe tuniche bianche se ne stavano immobili d’innanzi all’entrata per la città.
Quelle figure facevano parte del gruppo che si occupava della Marchiature nelle schiere di
Bard’s Peak, si muovevano sempre in cinque, completamente coperti da lunghe tuniche bianche che arrivavano a coprire anche i piedi, ma nessuno sapeva chi fossero, né per chi lavorassero. Di solito però si facevano accompagnare anche da una scorta armata che nel momento non era presente.
Quando il portellone si abbassò e i tre giovani scesero, i cinque si fecero avanti all’unisono lenti e imperscrutabili fino ad arrivare a pochi passi da loro.
Avete portato un’estranea in queste mura, Bard’s Peak reclama di saperne il motivo- dissero tutti e cinque all’unisono in un miscuglio di voci maschili e femminili.
– Lei è Reina della Chiave- disse Moldrek spostandosi per farla vedere meglio –
Può parlare per sé stessa-
I cinque alzarono tutti la mano destra mostrando le loro mani, vecchie, giovani, umane e non –
Esplica a Bard’s Peak perché sei qui, bambina –
– Sono la Secondogenita di Nikolauses Della Chiave, Reina Maria Della Chiave- disse la ragazza avanzando sicura, nonostante la voce tradisse una celata paura –
Mi son fatta rapire dai privatisti Moldrek Hisenkay e Kerasim Cuordiquercia per venire qui a Bard’s Peak, arruolarmi in una delle vostre corporazioni per poi poterne fondare una io e…-
Poter salvare te stessa e la tua famiglia da destini che nemmeno puoi immaginare- dissero le cinque figure nuovamente – La tua mente è più sincera di te e più lungimirante di quello che tu possa pensare-
– Eh?- sussurrò Kerasim a Moldrek
– Non chiedere…- rispose sussurrando il ragazzo.
– Il tuo intento è puro, la tua mente è forte- dissero i cinque – Verrai con noi per la Marchiatura dopo di ché sarai libera di scegliere a quale gilda unirti-
– E il nostro pagamento?- chiese Moldrek
– La lady qui presente ci deve ancora delle teste d’oro – aggiunse Kerasim
– il compenso vi verrà recapitato il prima possibile – i cinque circondarono i tre ragazzi – dopo la Marchiatura la ragazza potrà finirvi di pagare nel modo che conviene di più a entrambi-
Kerasim avanzò verso uno di loro- Ma questo è…-
– secondo le regole massime di Bard’s Peak- disse Moldrek portandosi una mano al volto strusciandosi gli occhi – Vuol dire che può pagarci subito o anche tra diversi anni se sopravvive al rituale-
– Non vi preoccupate- disse Reina voltandosi verso di loro con un inchino– appena avrò fatto questa Marchiatura, qualunque cosa essa sia, tornerò in incognito a Leeshka a prelevare dalla tesoreria i soldi che vi devo-
– Adesso andiamo- dissero i cinque stringendosi intorno a Reina, scivolando come fantasmi in mezzo a Moldrek e Kerasim – Bard’s Peak brama averti come figlia, la marchiatura non può attendere ulteriormente-
Era la prima volta che, agli occhi di Moldrek e Kerasim, i cinque sembravano avere fretta.
E mentre i cinque intorno a Reina si incamminavano verso l’esterno i due senza dire una parola sul fatto appena accaduto si avviarono verso casa loro, mandando gli accidenti alla lady e alle cinque figure che non le avevano dato il tempo di pagarli per il rischioso incarico.
La marchiatura a cui dovevano sottoporre la Lady era il rituale basilare alla quale dovevano partecipare tutti i nuovi arrivati a Bard’s Peak, consisteva nel tracciamento di un tatuaggio di pura energia magica che, dopo aver giurato col sangue sui dogmi di Bard’s Peak, avrebbe punito chiunque li infrangesse e avrebbe permesso di riconoscersi in caso di necessità.
Era un rituale lungo e all’interno della quale se non si era abbastanza forti o decisi si rischiava di morire.
Il sangue usato per il giuramento doveva tanto quanto ne sarebbe potuto servire per imprimere i dogmi nell’anima del novizio attraverso un processo per la quale poteva servirne una goccia, come poteva portare alla morte per dissanguamento.

Comments

  • Red Dragon | Giu 24,2020

    Uhm… interessante, spaventoso ed affascinante allo stesso tempo. Sono sempre più incuriosito da questa storia ^_^

    Ciao 🙂

  • JackF | Giu 28,2020

    Dicono che se raggiungi la sommità di un monte, porgi l’orecchio e ti concentri abbastanza, puoi sentire le bestemmie di Kerasim che sta ancora aspettando di essere retribuita! ?
    A very “THE GREATER GOOD!” moment! ?

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