Echtalia - Capitolo 11: Di ragni e minotauri

Echtalia – Capitolo 11: Di ragni e minotauri

Se mai decideste di trasferirvi nel ducato di Pixis, chiunque lo abbia mai visitato vi ripeterà sempre la medesima frase.
“Preparati al caldo”
Per chi avesse più familiarità con questo ducato, questa frase potrebbe essere intesa in senso metaforico, in quanto il simbolo del ducato stesso sono i suoi famosi vulcani e una delle popolazioni più numerose sono gli ifrit, discendenti di creature mortali e spiriti del fuoco, ma anche in senso pratico, in quanto il clima presenta temperature più elevate rispetto agli altri ducati (tranne forse il desertico ducato di Mudor) e ha ben pochi luoghi naturali dove ripararsi dal feroce Sole.
Infatti Pixis, per molti detrattori, non è altro che “Un vasto mare d’erba, dove si può cuocere un uovo semplicemente lasciandolo su una roccia”.
Ovviamente tutto questo è esagerato: le temperature sono perfettamente vivibili e, seppur scarse, vi sono foreste dove ripararvi. Inoltre definire completamente piana questa terra è un azzardo, in quanto vi sono colline e qualche fiumiciattolo è persino riuscito a scavare qualche piccola gola.

Ciononostante è ovvio che molte creature si siano ben adattate a sopravvivere in un ambiente quasi completamente piano: tra i grandi erbivori potevano annoverarsi cavalli selvaggi, bisonti e cervi prosperavano in grande quantità, mentre tra le specie più piccole vi erano molti roditori e svariati tipi di uccelli terricoli. Tra i predatori, invece, erano quelli che puntavano sulla velocità a farla da padrone: canidi, sopratutto, tra cui lupi, coyote, cani selvaggi e cani goblin, ma anche i pericolosissimi bulette. Mentre tra i volatili potevano annoverarsi alcuni tipi di piccoli falchi, perfettamente adatti a catturare prede poco attente ai loro dintorni.
Però anche in un ambiente come questo c’era chi aveva deciso di adottare la tattica opposta, cioè di aspettare che la preda andasse da lui, per poi afferrarla e trascinarla nella propria tana, dove il malcapitato non avrebbe avuto nessuno scampo.
Murdut e Rain si erano messi in cerca proprio di tale creatura.

“Sai, in genere mi sono sempre limitato a cacciare cervi, lepri, qualche volta un cinghiale” disse Rain, mentre camminavano sotto il Sole “Ma mai avrei pensato che avrei potuto cacciare ragni giganti. La vita è alquanto imprevedibile”
Per questa missione Rain aveva deciso di indossare una semplice armatura di cuoio con al di sotto una blusa bianca, un paio di semplici pantaloni grigi e degli stivali in pelle marroni che gli arrivavano poco sotto al ginocchio. Non portava nessun mantello, ma sotto l’armatura aveva comunque fissato la propria spilla alla blusa. Intorno alla cintura aveva un coltello da caccia di medie dimensioni, una borraccia piena d’acqua e due fiale piene di liquido giallastro che avrebbe dovuto contrastare gli effetti del veleno del ragno (o almeno così gli aveva detto l’erborista da cui le aveva comprate).
Murdut invece non aveva apportato alcuna modifica al proprio abbigliamento: indossava ancora l’armatura di cuoio con i gambali e i bracciali ricoperti dalla logora pelliccia. La grande ascia, che Murdut già impugnava per ogni evenienza, scintillava colpita dai raggi del Sole.
“Dimmi, come è possibile che, nonostante sia vestito in modo leggero e abbia molta meno peluria di te, stia sudando come un minatore durante l’afa estiva?”
“A Laitron il tempo cambia veloce” rispose Murdut “Impari a sopportarlo o vieni lasciato indietro”
“Ho sentito parlare del Ducato Maledetto, ma non ho mai conosciuto nessuno che ci sia stato e tu, beh, non parli molto. Però hai detto che hai già cacciato dei ragni in passato. Come erano?”
“Grandi. E furbi. Ma anche loro erano prede di cose più grandi. O furbe”
“Immagino, ma Len ci ha detto che questo genere di ragni è grande all’incirca come un essere umano, può lanciare aculei grandi quanto dardi di balestra, possiede un morso acido e si nasconde sotto il suolo. Mai visto niente del genere?”
“Sì”
“E come li prendevate?”
“Li facevamo uscire e poi li aggredivamo. Uno di loro poteva nutrire un paio di noi”
“E come li facevate uscire?”
“Lanciavamo qualcosa sopra la tana”
“Qualcosa? Tipo uno degli animali che avevate con voi? O delle esche particolari?”
“No”
Rain fissò Murdut con sguardo interrogativo, domandandosi cosa potesse essere qual qualcosa che utilizzavano per stanare i ragni. Alla fine decise che era meglio non saperlo e lasciò perdere.

Con il passare delle ore il terreno attorno a loro si era fatto sempre più diseguale: leggeri declivi si alternavano a piccole salite. Dai punti più alti potevano vedere sparse foreste in lontananza, ma attorno a loro si estendeva la vasta prateria. Rain e Murdut, però, ritenevano che la loro preda avrebbe preferito nascondersi in un terreno pianeggiante, così che le possibili prede non prestassero troppa attenzione a dove mettessero i piedi, accorgendosi del pericolo solo quando fosse stato troppo tardi.
Si erano messi in viaggio di primo mattino, poco dopo il sorgere del Sole, ma ormai erano diverse ore che vagavano e l’astro luminoso brillava alto nel cielo, facendo risplendere tutto il verde attorno a loro. Una volta discesa l’ultima collinetta decisero di fermarsi per una breve sosta all’ombra di un solitario albero che si ergeva dal mare d’erba, unico punto di riferimento per gli stanchi marinai di quelle terrose acque.
Il loro pranzo a base di pane, formaggio e qualche pezzo di carne secca saziò Rain, ma per Murdut non era altro che un misero antipasto. Rain pensò che se non avessero catturato qualcosa da mangiare, Murdut avrebbe finito per mangiarsi anche la loro preda.
All’ombra del grande albero potevano godersi la bella giornata senza soffrirne troppo il caldo. Inoltre quest’ultimo era anche un provvidenziale trespolo per Adramelech, che li aveva seguiti in volo sino a lì. Il grande corvo bianco ogni tanto lanciava un urlo stridulo quando avvistava in lontananza altri volatili, forse nel tentativo di comunicare con loro.
“Ti manca mai casa tua?” chiese Rain al compagno.
Murdut non rispose, limitandosi a fissare il cielo terso sopra di loro.
“A me ogni tanto manca casa mia” continuò Rain “La tenuta Ravenmoore si trova in questo stesso ducato, ma è molto lontana da qui, in un’altra contea. Quindi, tecnicamente sono comunque nella mia terra d’origine, ma…Mi manca la nostra vecchia abitazione. Avevamo molti cavalli laggiù. Mi piaceva cavalcare, quando mio padre me lo permetteva. Andavo d’accordo con tutti gli animali, persino con quelli ai quali gli altri non si avvicinavano. C’era un cane….”
“Perché mi dici queste cose?” rispose Murdut, voltandosi verso il compagno.
Gli occhi azzurri di Rain brillavano, all’ombra, mostrando un accenno di sorpresa “Perché possiamo conoscerci meglio, suppongo. Tu non parli mai della tua vita prima che ci incontrassimo e il che è comprensibile: sono sicuro che non fosse una vita semplice, ma probabilmente non potrò mai comprendere appieno ciò che hai passato. In fondo io sono comunque figlio di nobili e, nonostante molti problemi, ho avuto una vita abbastanza agiata, mentre tu provieni da uno dei luoghi più pericolosi di ogni terra. Ma voglio provare a capire, a conoscerti perché, siamo onesti, lavoreremo insieme d’ora in poi. Forse sarà per poco, forse sarà a lungo. Forse uno di noi due morirà durante un lavoro, forse ci separeremo per alcune divergenze, ma vorrei che, mentre stiamo assieme, tu possa fidarti di me per coprirti le spalle, anche se forse non mi considererai mai un amico. E vorrei che per tutti noi fosse così”
Murdut inspirò profondamente. Questo piccolo umano lo confondeva. Durante i suoi viaggi per arrivare ad Adventum, la base dei Risolutori, aveva evitato le altre persone per quanto fosse possibile, ma aveva comunque avuto brutte esperienze: quei mercanti che volevano catturarlo e venderlo come bestia da soma o quel nobilotto a caccia che pensava sarebbe stato una bella preda. Ma a Murdut non era importato granché, aveva fatto ciò che gli riesce meglio e se ne era liberato definitivamente.
Questo non voleva dire che non avesse trovato chi fosse disposto a dargli una mano, ma aiutare gli altri voleva dire mettere in pericolo sé stessi e questo era sinonimo di debolezza.
Ma Rain, questo umano, non era debole. Murdut lo aveva visto in azione e sapeva difendersi, era dotato di un grande potere, ma non ne abusava. Si limitava a sfruttarlo quando e se necessario. Era saggio, potente, ma non malvagio.
Forse esistevano altri esseri umani così? Sheperd era sì potente, ma fidarsi di lui era un azzardo, nel migliore delle ipotesi. Hazel era umana…ma non del tutto. Forse anche Rain non era del tutto umano?
Gli altri due, la ragazzina e l’halfling, erano irritanti. Len aveva un grande potere, Murdut lo sapeva, come lo sciamano del suo branco, mentre l’altro sapeva…cantare? Non molto utile in battaglia.
Erano tutti diversi, ma restavano uniti. All’inizio non gli importava, quando riuscirono a spiegargli dove andare e chi incontrare non gli interessava chi sarebbero stati i suoi compagni, purché non fossero un intralcio, ma era difficile ignorare le variopinte personalità che componevano la sua squadra. Nel suo branco tutti ubbidivano ad un capo, ma lì non ne avevano uno, prendevano le decisioni assieme, discutendo e parlando su cosa fare e come farlo. Murdut all’inizio pensava che un gruppo così disomogeneo si sarebbe sciolto dopo pochi giorni assieme, che fosse permesso o meno dalle leggi dei Risolutori.
Eppure erano già passate alcune settimane e nessuno sembrava propenso ad andarsene. Forse non avevano un capo, ma forse Rain era in grado di tenerli assieme semplicemente grazie alla sua personalità, al suo volersi fidare degli altri e a voler aiutare i suoi compagni? In genere il capo veniva scelto semplicemente perché era il più forte o il più astuto, quello con maggiori possibilità di far crescere il branco e cpace di dimostrare il proprio valore in uno scontro, ma da queste parti le cose non funzionavano così. Che Rain stesse diventando il capo del gruppo semplicemente perché era lui che teneva tutti loro uniti?
Che idea sciocca” pensò Murdut, poi si rivolse a Rain “Non so come sia avere amici. Ma so quando posso fidarmi di qualcuno. Non so se darei la mia vita per te, ma sono sicuro che non proverei ad ucciderti e a mangiarti nel sonno”
Un sorriso appena abbozzato spuntò sulla faccia di Rain “Questo è un inizio. Credo” Rain alzò la testa per fissare il cielo: il Sole aveva ormai superato lo zenit ed era ora di ripartire. I due misero a posto le loro cose e si rimisero in marcia.
“Succedeva spesso?”
“Cosa?”
“Che qualcuno venisse ucciso nel sonno e mangiato”
“No, ma ogni tanto qualcuno ci provava. Il trucco era dormire con l’ascia vicino a te”

Continuando la camminata attraverso la distesa erbosa, i due cominciarono a discutere su come avrebbero fatto a rintracciare una preda come questo tipo di ragno. Forse avrebbero dovuto trovare zone più frequentate da altri animali? Sicuramente lontano da fiumi o grandi pozze d’acqua, che avrebbero rischiato di allagare la tana. Oppure verso zone boschive?
Mentre camminavano, Adramelech lanciò un grido e i due si fermarono. Il corvo scese e si posò sulla spalla di Rain, indicando il terreno con il becco. Rain abbassò lo sguardo e notò qualcosa appiccicato sul proprio stivale. Lo sollevò e prese in mano la strana sostanza: era bianchiccia e incredibilmente appiccicosa, tanto che gli rimase attaccata alla mano non appena provò a toccarla. Osservando bene il terreno notò che si estendeva per parecchi metri attorno a loro, formando dei sottilissimi filamenti, proprio come una…
Rain alzò la mano verso il compagno “Murdut fermo” il gigante si fermò pochi passi dietro di lui “Credo abbiamo trovato ciò che stavamo cercando”
A quel punto anche Murdut guardò verso il suolo e si accorse della tela sparsa attorno a loro.
“L’hai toccata?” chiese.
“Sì, con lo stivale”
“Allora sa che sei qui”
“Dici?”
“Sì. A Laitron molti ragni usavano questo metodo. Sentono i movimenti dalla tela”
“Ok, quindi l’ingresso della sua tana è qui da qualche parte e, quando mi sentirà abbastanza vicino, uscirà per prendermi, giusto?”
“Sì”
“Ok, allora dobbiamo solo trovare il modo per tirarlo fuori prima che lui trovi noi. Qualche idea?”
“Non possiamo muoverci per cercare l’ingresso. Lui ci sentirebbe prima”
“Potrei lanciare qualche raggio in varie direzioni e vedere se riesco a scoperchiare l’ingresso”
“Ma così potrebbe spaventarsi e non uscire più”
“Giusto, non sappiamo nemmeno quanto sia profonda. Non abbiamo nemmeno una posizione sopraelevata da dove osservare la zona. Furbo” poi Rain si rivolese al suo corvo “Adramelech, vola in alto e cerca di capire per quanto si estenda questa trappola” il corvo bianco si alzò in volo gracchiando.
“Forse potremmo usare il mio metodo”
“Intendi quello che usavate a Laitron?”
“Sì”
Rain sospirò “Quanto è pericoloso?”
“Gettavamo uno di noi, in genere tra quelli più deboli, per far sì che uscisse a prenderlo, mentre noi ce ne stavamo distanti, così che non si accorgesse della nostra presenza. Quando usciva gli saltavamo addosso”
Rain era sconcertato: che razza di tattica di caccia era? Sacrificare uno dei propri per catturare una preda che poteva nutrire un paio di tipi grossi come Murdut?!
Poi però pensò che avesse un certo senso in un ambiente come quello: potevi liberarti di un possibile “peso” e al contempo nutrire altri membri. Ma doveva esserci un’altra soluzione!
In quel momento Rain si sentì sollevare. Murdut lo aveva afferrato con entrambe le braccia e lo stava tirando su, come se volesse lanciarlo!
“Ehi, ragazzone, fermiamoci un attimo! Ci deve essere un altro modo….!”
“Fidati di me” poi l’orcotauro scagliò Rain verso il centro della tela con tutta la sua forza.
Rain restò in aria per pochi secondi, giusto il tempo di coprire una distanza pari a quattro o cinque metri. Durante quel lasso di tempo si meravigliò del’incredibile forza del suo compagno, che aveva scagliato un adulto senza apparente sforzo; si maledì perché aveva scelto proprio lui come compagno per questa missione e si domandò se avrebbe vissuto abbastanza a lungo da pentirsene.
Atterrò di botto sul terreno. Nonostante l’erba lo facesse apparire soffice, era duro e compatto come una vera e propria roccia. Stordito, cercò di rialzarsi in piedi, sputacchiando qualche ciuffo d’erba che gli era finito in bocca. Mentre cercava di tirarsi in piedi, un piccolo lembo di terra cominciò a sollevarsi e poi accadde tutto con estrema rapidità: l’ingresso della tana della belva si spalanco e un enorme ragno, più grosso di un essere umano adulto, si lanciò su Rain. Era coperto da una folta peluria nera e agitava freneticamente le otto zampe, ognuna delle quali era ricoperta da tanti piccoli artigli. Sulla testa brillavano quattro enormi occhi neri con una piccolissima iride giallastra, ma il vero pericolo era subito sottostante: due enormi zanne dalle quali cadevano gocce verdastre, sicuramente il terribile acido contro il quale erano stati avvertiti.
In un secondo una delle grottesche zampe aveva già ghermito la gamba sinistra di Rain, facendolo cadere nuovamente a terra e trascinandolo verso l’oscurità. Rain sapeva che, una volta dentro la tana del ragno le sue possibilità di uscirne vivo sarebbero state pari a zero. Cercava di prendere la mira per colpirlo con la sua magia, ma era ancora stordito per la caduta e con la faccia rivolta verso il suolo vedeva a malapena il suo avversario. In quel momento sperava davvero che il piano dell’orcotauro non fosse tutto lì.
Poi sentì un rumore metallico e una specie di grido, acuto e stridulo. Si voltò per vedere cosa era successo e l’ascia di Murdut era lì, piantata al suolo, mentre la zampa che lo aveva afferrato era stata tagliata di netto. Il ragno lanciava versi striduli per il dolore, mentre agitava il moncone dal quale fuoriusciva un liquido azzurrino.
Intanto Murdut, dopo aver lanciato la sua ascia, si stava dirigendo a corsa verso la bestia. Era sicuramente grande, ma non così tanto che non sarebbe riuscito a bloccarla al suolo. Rain avrebbe potuto poi finirla una volta fosse stata ferma. Quando il rango si voltò per cercare di raggiungere la tana, Murdut accelerò per impedirglielo, ma fu un errore.
Dall’addome della creatura vennero lanciati tanti aculei neri, grandi quanto il dardo di una balestra, proprio verso Murdut. L’orcotauro sollevò le mani per pararsi il viso, ma comunque decine di quei letali proiettili si conficcarono nel busto, sulle braccia e sulle gambe, facendone sgorgare il sangue. Murdut si fermò e cadde per un secondo su un ginocchio, colto di sorpresa da quel repentino attacco. Quel secondo fu proprio ciò che serviva al ragno per ritirarsi; una volta all’interno del suo rifugio sarebbe stato impossibile farlo uscire di nuovo allo scoperto di sua spontanea volontà.
Ma l’attacco di Murdut aveva dato tempo a Rain di riprendersi.
Raccogliendo le energie magiche che dimoravano dentro di lui, riuscì a ricoprire l’ingresso della tana con quello stesso potere, creando una lamina bluastra sopra di esso. Era sottile e, all’apparenza, fragile, ma era formata da un’energia arcana che non apparteneva a questo mondo. Quando il ragno raggiunse l’ingresso si accorse che, per quanto provasse ad entrare o a rompere la barriera, non riusciva a scalfirla. Eliminata l’opzione della fuga, tutto ciò che gli restava da fare per la propria sopravvivenza era lottare. Si voltò di scatto e si lanciò contro Rain, che in quel momento smise di tenere in piedi la barriera e raccolse le energie per attaccarlo. Un raggio di luce scaturì dalle sue mani, ma colpì di striscio il ragno, mentre questi ormai gli era addosso. Rain cercò di abbassarsi per schivarlo, ma gli piombò addosso, schiacciandolo con il suo peso.
Prima lo gnoll e ora questo!
Le zanne della creatura erano pericolosamente vicine al suo volto, pronte a scattare e a conficcarsi nella sua tenera carne, sciogliendone ossa e muscoli e probabilmente uccidendolo. Ma Rain fu più rapido: prima che il ragno potesse morderlo, afferrò le zanne della belva con le mani, così da bloccargliele. Il risolutore lanciò però un grido, poiché l’acido che colava da esse stava comunque erodendo la sua pelle piano piano. Non avrebbe mai vinto in un contesto di forza con una simile bestia e nemmeno ci avrebbe provato.
Le mani di Rain cominciarono a brillare, sempre di più, fino a che un esplosione di luce non scaturì da esse, investendo entrambi. Il ragno venne lanciato all’indietro, mentre Rain giaceva al suolo, immobile.
La testa della creatura era ridotta ad un macello: le zanne erano state completamente distrutte e aveva perso anche due occhi, bruciati dall’esplosione. Anche se fosse sopravvissuta non avrebbe mai più potuto nutrirsi, ma questo non gli importava; il suo istinto le imponeva di uccidere gli aggressori e ritirarsi nella sua tana, dove sarebbe stata nuovamente al sicuro.
Ma non avrebbe mai dovuto preoccuparsi del “dopo”. D’improvviso si sentì trascinare per una delle zampe posteriori. Provò ad opporvisi, ma non ne aveva la forza. Anche i suoi aculei erano terminati dopo il primo attacco. La presa di Murdut era ben salda sulla zampa del ragno,con il braccio destro teso al limite nel tentativo di tenerlo fermo il più a lungo possibile, mentre con il sinistro aveva afferrato la sua ascia. Con grande sforzo, Murdut tirò a sé il ragno, mentre sollevava la sua ascia per il colpo finale. La pesante lama si conficcò nel carapace del ragno, che dopo qualche secondo di violente convulsioni cessò di muoversi completamente.

La creatura era stata abbattuta, ma Murdut si diresse subito verso Rain, ancora steso a terra. Il volto del compagno era ricoperto dai fluidi vitali del ragno, ma sembrava illeso. I palmi delle mani portavano i segni delle bruciature dovute all’acido e anche i suoi vestiti erano sporchi e rovinati in alcuni punti, specialmente sulla gamba che era stata afferrata dalle zampe del ragno, dalla quale colavano anche dei piccoli rivoli di sangue. Lo scosse il più delicatamente possibile e Rain aprì gli occhi lentamente.
“Abbiamo vinto?”
“Sì”
“Bene”
Rain si rialzò lentamente, sbattendo le palpebre nel tentativo di mettere a fuoco la scena, sputando anche qualche goccia di sangue azzurro. 
“Stai bene?” chiese Murdut.
“Sì. I miei poteri non mi danneggiano, ma eviterei di rifarlo, se possibile. Dammi qualche minuto, poi prendiamo quella cosa e torniamo indietro”
Si riposarono un poco, mentre Murdut estraeva quanti più aculei dalla sua pelle. Intanto Adramelech era sceso nuovamente a terra, per controllare le condizioni di Rain. Il ragazzo abbozzò un sorriso e disse all’amico che stava bene, seppur fosse leggermente scosso. Poi utilizzarono la tela che ancora giaceva al suolo per trasportare il ragno. Mentre camminavano verso il villaggio, Rain si rivolse a Murdut.
“Grazie per non aver lasciato che mi mangiasse, ma la prossima volta avvertimi quando vuoi fare una cose del genere”
“Non sei arrabbiato?”
“Non posso dire di essere felice di essere stato usato come esca, ma ha funzionato e sono vivo, quindi non ha granché senso arrabbiarsi ora. Solo la prossima volta vediamo di discuterne”
Murdut non sapeva cosa rispondere; nel suo vecchio branco i due si sarebbero affrontati per l’affronto subito, specialmente se Rain fosse stato il capo. Solo uno dei due sarebbe uscito vivo da quello scontro.
Mentre lui si stava limitando a chiedergli di discuterne la prossima volta. Erano davvero così diversi i valori, qui nelle terre esterne? Oppure era solo Rain ad essere diverso? Ce ne erano altri come lui?
Rain poggiò il dorso della mano sul braccio di Murdut.
“Non pensarci troppo, ragazzone” disse con un sorriso “Tutti possiamo avere delle idee non proprio geniali, è naturale sbagliare. Pensiamo solo a fare meglio la prossima volta e concentriamoci sul viaggio di ritorno adesso. Che ne dici?”
Per la prima volta da quando si erano conosciuti, Murdut sorrise genuinamente a Rain, tanto che costui venne un po’ colto alla sprovvista, ma era felice del fatto che il suo compagno si stesse probabilmente aprendo, un passo alla volta.
Il Sole era basso nel cielo e un lieve vento si era alzato. La grande prateria e le dolci colline si distendevano di fronte a loro. Nonostante la stanchezza e le ferite, sarebbe stato un tranquillo viaggio verso la taverna.
Ma come se la passavano gli altri?

Disegno by LisArt

Comments

  • Red Dragon | Mag 5,2020

    Molto carino questo capitolo. Rain mi era piaciuto fin dall’inzio, ma questo spazio dedicato a Murdut, lo ha reso interessante ai miei occhi.

    Cosa accadrà agli altri?

    Ciao 🙂

  • JackF | Mag 9,2020

    Se prima Murdut aveva la mia curiosità, adesso ha la mia attenzione! (citazione necessaria)
    Questo personaggio mi piace sempre più. Ed anche Rain lo trovo ben caratterizzato.
    Solo, non so perché, mentre quest’ultimo si apriva al compagno parlando delle sue origini, ho sentito un brivido lungo la schiena…..

  • Leave a Reply

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *